Obiettivo Rinnovo AIA

Il Comitato Rubbiano Per La Vita nasce e sviluppa la propria attività dal 2005, anno in cui la cittadinanza ha appreso in modo chiaro dell’esistenza di un’attività di coincenerimento di rifiuti speciali pericolosi presso il sito industriale di Laterlite Rubbiano. Il Comitato sostiene una strategia generale che vada nella direzione della riduzione della produzione di rifiuti urbani ed industriali e nella progettazione di beni riutilizzabili e di cicli industriali a basso impatto ambientale.
Nel particolare, il Comitato ritiene la localizzazione dell’attività di coincenerimento di Laterlite non compatibile con la attuale localizzazione. Vi sono una serie di motivazioni oggettive ed incontrovertibili, lo stabilimento si trova all’interno di una zona di protezione ambientale SIC-ZPS (all’interno della rete Natura 2000 riconosciuta a livello europeo), ai confini del Parco Regionale del Taro. La zona di confluenza dei fiumi Taro e Ceno costituisce l’intersezione di due vallate votate alla qualità dell’ambiente, delle produzioni eno-gastronomiche ed alla valorizzazione del patrimonio ambientale quale volano per l’intera economia del territorio. A poche centinaia di metri da Laterlite sorgono uno degli stabilimenti produttivi di Barilla, nonché aziende agricole e zootecniche, agriturismi, caseifici e prosciuttifici. Il comune di Solignano e quelli limitrofi si trovano all’interno delle zone di produzione, definite nei rispettivi disciplinari, dei due più importanti prodotti tipici del territorio (Prosciutto di Parma e Parmigiano-Reggiano).
Per questi motivi il Comitato da sempre sostiene la necessità di riconsiderare l’opportunità di concedere l’autorizzazione ad un’attività così impattante a livello ambientale e, contestualmente, chiede alle Autorità politiche e sanitarie di riproporre il ritorno all’utilizzo del gas metano quale combustibile per i propri forni.
Al di là di queste considerazioni ed obiettivi generali, il Comitato intende collaborare e portare il proprio contributo , nell’ambito dell’Osservatorio Ambientale, al fine di raggiungere gli importanti obiettivi di riduzione dell’impatto ambientale delle attività di Laterlite e di tutela dell’ambiente e della salute.
In quest’ottica elenchiamo di seguito i punti principali ed i temi che il Comitato ritiene assolutamente indispensabile affrontare ed a cui il riesame dell’autorizzazione dovrà, a nostro parere, dare risposta.

http://ippc-aia.arpa.emr.it/Intro.aspx
L’Unione europea ha adottato nel 1996 la direttiva IPPC (96/61/CE del Consiglio), oggi sostituita dalla direttiva 2008/01/CE. In Italia tale direttiva è stata recepita con il D.Lgs. 18 febbraio 2005, n. 59, ora abrogato dal Dlgs 128/10 e ricompreso con modifiche nel Dlgs 152/06, che disciplina il rilascio, il rinnovo e il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) degli impianti coinvolti. La Regione in attuazione della Direttiva IPPC ha approvato la L.R. 21/2004 con la quale ha attribuito il ruolo di “Autorità competente” alle Province e si è riservata un ruolo di indirizzo con la emanazione di direttive applicative.
La normativa IPPC è basata su tre cardini fondamentali:
L’approccio integrato, che implica che le autorizzazioni devono prendere in considerazione l’impatto ambientale nella sua interezza, comprendendo emissioni in aria, acqua e suolo, produzione di rifiuti, utilizzo di risorse, efficienza energetica, rumore, radiazioni, vibrazioni, prevenzione degli incidenti e ripristino del sito dopo la chiusura, con lo scopo di conseguire un’elevata protezione dell’ambiente nel suo complesso;
Le BAT (best available techniques). Le condizioni delle autorizzazioni devono essere basate sulle migliori tecniche disponibili (MTD);
Le condizioni locali. Le autorità competenti, per il rilascio delle autorizzazioni, tengono conto delle caratteristiche tecniche dell’impianto, della localizzazione geografica e delle condizioni ambientali locali.

La normativa IPPC prevede inoltre un’ampia partecipazione del pubblico poichè la popolazione ha diritto di partecipare al processo decisionale ed essere informata delle conseguenze; in linea anche con i principi della convenzione di Aarhus, la Regione Emilia-Romagna cura la pubblicazione on-line delle autorizzazioni di competenza regionale e prevede di implementare la pubblicazione dei report periodici inviati dai gestori degli impianti e dei rapporti delle ispezioni di ARPA.
_____________________________________________________________________________________

1. LEGITTIMAZIONE OSSERVATORIO: l’Osservatorio Ambientale, riconosciuto da tutte le parti quale importante ed utile spazio di confronto tecnico-politico, vista anche la presenza delle autorità di controllo, dei rappresentanti degli enti locali e dei rappresentanti dei cittadini/associazioni, deve essere inserito in tale veste nella nuova Autorizzazione. In questo modo l’Osservatorio avrà un proprio ruolo preciso e riconosciuto. L’AIA dovrà anche prevedere il campo d’azione dell’organismo nonché precisarne le modalità di interconnessione con il lavoro svolto dalla Conferenza dei Servizi in fase di rinnovo. Inoltre è necessario definire come ed in quali casi il lavoro e gli atti prodotti dall’Osservatorio debbano essere recepiti nell’ambito dell’autorizzazione, anche al di là del rinnovo appena avviato.
Le sedute dell’Osservatorio sono pubbliche e lo scopo è quello di diffondere quanto più le informazioni e gli atti presso tutta la cittadinanza, per questo intendiamo pubblicare online le registrazioni delle sedute stesse.

2. TRASPARENZA E CONTROLLI: tutte le attività, i controlli, i dati legati all’incenerimento di rifiuti pericolosi e speciali devono essere disponibili e aggiornati in continuo. La reperibilità dei dati deve essere assicurata attraverso la pubblicazione online di tutte le informazioni rilevanti. Tra queste è necessario comprendere le informazioni riferite all’origine dei rifiuti in entrata, all’esecuzione di analisi e controlli in fase di accettazione, al processo di incenerimento (quantità, modalità, emissioni), ecc. Queste operazioni, ad oggi, si svolgono in ambito di autocontrollo aziendale. Noi riteniamo che, data la delicatezza della situazione e il riconosciuto impatto sanitario ed ambientale dell’attività di incenerimento dei rifiuti, le fasi di accettazione dei rifiuti, di incenerimento e di emissione dovrebbero essere controllate, monitorate e seguite direttamente dall’ente di controllo pubblico o, in ogni caso, da una parte terza rispetto all’Azienda.

3. PARAMETRI DI FUNZIONAMENTO DELL’IMPIANTO: le attività e le modalità impiantistiche devono essere sottoposte ad una accurata valutazione, al fine di individuare interventi migliorativi che consentano la riduzione delle emissioni e, possibilmente, dei volumi di rifiuti pericolosi avviati al co-incenerimento. Il lavoro di revisione era stato iniziato dall’Ing. Massi, che aveva individuato numerosi punti critici sui quali lavorare ed approfondire la discussione. Anche alcuni dei programmi di miglioramento al tempo stabiliti (come il piano per la riduzione degli ossidi di azoto) sono rimasti inapplicati o non se ne è più monitorata l’efficacia. Chiediamo che questo lavoro venga ripreso ed esteso in modo capillare a tutte le fasi e cicli produttivi che utilizzano rifiuti pericolosi come combustibile. In questo capitolo inseriamo anche la richiesta di verifica dell’effettiva applicazione delle BAT (Best Available Tecniques) e che questa valutazione sia effettivamente validata da tecnici indipendenti. In questo senso, i tavoli tecnici di confronto, già previsti dall’AIA proprio per l’aggiornamento della BAT e la definizione degli interventi migliorativi non hanno ad oggi prodotto risultati tangibili, anzi in verità non esistono notizie o informazioni pubbliche da cui desumere quali siano stati i risultati di tali tavoli tecnici. Chiediamo che questi tavoli tecnici si svolgano in sede di Osservatorio e che siano aperti alla partecipazione, almeno, dei rappresentanti dei cittadini e del Comitato. Una questione ad oggi aperta riguarda poi il rapporto tra oli inceneriti ed argilla utilizzata, che secondo le prescrizioni dell’AIA dovrebbe essere di circa 1 a 5, ma che in realtà nessuno pare stia controllando. Chiediamo che anche su questo punto venga fatta chiarezza e vengano eseguite le verifiche del caso.

4. MODIFICA LIMITI EMISSIVI – CONTROLLI SU SOSTANZE INQUINANTI: strettamente collegato al punto precedente è il lavoro di modifica dei limiti delle concentrazioni degli inquinanti nelle emissioni. Questi limiti possono e devono essere abbassati oltre i parametri normativi, soprattutto in riferimento alla localizzazione del sito, alla particolare situazione (centri abitati molto vicini al camino, aree protette, ecc.) e considerando che, con tutta probabilità, l’azienda, con gli attuali parametri normativi ed in virtù dell’evoluzione della legislazione europea del settore, non potrebbe oggi essere autorizzata ex-novo all’attività di co-incenerimento di rifiuti pericolosi. Un altro punto, in questo capitolo, riguarda il quadro dei limiti emissivi nelle due configurazioni di funzionamento a rifiuti pericolosi e a metano; per questo chiediamo che tali limiti vengano rivisti in maniera sostanziale in modo da abbassare radicalmente i limiti per il funzionamento a gas metano. Nella attuale autorizzazione, oltretutto, per quanto riguarda alcune sostanze (es. diossine) sono fissati limiti immotivatamente più alti addirittura rispetto alle peggiori condizioni di funzionamento dell’impianto. Questi limiti dovranno essere portati a livelli molto più restrittivi, oltre che realistici. A proposito dei controlli, chiediamo poi che le sostanze ed i composti maggiormente pericolosi, riconosciuti a livello scientifico, vengano controllati in continuo o, per lo meno, con alte frequenze. Attualmente, ad esempio, le diossine vengono monitorate per otto ore all’anno, evidentemente si tratta di un controllo del tutto insufficiente oltre che statisticamente non significativo.

5. IMPATTO SANITARIO: il tema dell’impatto sanitario prodotto sul territorio dall’attività di co-incenerimento della ditta Laterlite non è mai stato valutato, né affrontato. Riteniamo assolutamente prioritaria la programmazione di un piano d’azione per l’indagine precisa della situazione attuale del territorio e la predisposizione di controlli, monitoraggi ed analisi che possano stabilire la rilevanza e l’impatto delle diverse sorgenti di inquinamento presenti. Inoltre è necessario avviare nel più breve tempo possibile un’attività di indagine epidemiologica in riferimento all’attività della ditta Laterlite. L’esecuzione di studi epidemiologici era già stata prevista nel Piano di Zona 2010, documento sottoscritto da tutti i Sindaci del territorio e vincolante nella programmazione socio-sanitaria. Chiediamo in sostanza l’esecuzione di una procedura di VIS (Valutazione di Impatto Sanitario) che consideri il macrotema sanitario anche in riferimento ed in correlazione con l’ambiente circostante e le altre fonti inquinanti.

6. ANALISI SU MATRICI BIOLOGICHE: il Comitato ha effettuato nei mesi scorsi due campionamenti su matrici biologiche (latte materno e carne avicola) ricercando su di esse alcuni degli inquinanti più pericolosi nonché indici di criticità delle condizioni ambientali (diossine, PCB, ecc.). I risultati, seppur statisticamente non significativi, hanno segnalato valori elevati per la presenza di diossine e di composti assimilati. Per questo chiediamo alle Autorità sanitarie che anche questo aspetto dell’impatto sanitario venga specificamente considerato e venga pianificata una campagna di monitoraggio impostata secondo criteri scientifici, considerato anche che a livello di letteratura scientifica le indagini su matrici biologiche (latte materno, tessuti animali, matrici vegetali, licheni, ecc.) sono sempre più valorizzate e valutate come elementi significativi e importanti. Chiediamo che tale attenzione venga posta anche all’area di nostro interesse, con l’obiettivo di evidenziare eventuali marker di inquinamento in una potenziale analisi delle sorgenti inquinanti.

7. MUTAGENESI: al tema dell’impatto sanitario è legata anche la prosecuzione del monitoraggio, avviato nel 2005-2006, della mutagenesi su matrici ambientali. Le due campagne di monitoraggio, effettuate dall’ARPA, avevano evidenziato una situazione piuttosto preoccupante, con livelli di positività paragonabili a quelli riscontrati in aree urbane fortemente inquinate. Crediamo sia necessario approfondire l’indagine e quindi chiediamo che sia dato mandato ad ARPA di proseguire il lavoro avviato alcuni anni fa, anche in considerazione del fatto che le conclusioni avevano evidenziato la impossibilità di riferire la positività all’attività dell’azienda, ma avevano altresì riscontrato una elevatissima positività proprio dei campionamenti effettuati al camino, sia al polverino che alla condensa.

8. RIFIUTI PERICOLOSI: ad oggi non è stata mai effettuata una analisi completa sulle tipologie di rifiuto avviate all’incenerimento. E’ necessario che tutti i codici di rifiuti speciali e pericolosi vengano valutati al fine di individuare eventuali tipologie che possano essere sottoposte a procedimenti di recupero, rigenerazione, riutilizzo piuttosto che all’incenerimento, che anche la direttiva europea in merito definisce quale ultima possibilità da applicarsi per lo smaltimento. In particolare vengono attualmente inceneriti oli esausti ed emulsioni oleose, queste ultime hanno un contenuto di acqua superiore al 90%, pertanto potrebbero evidentemente essere notevolmente ridotte in volume prima di essere smaltite.

9. PIANO ALTERNATIVO DI SMALTIMENTO: in riferimento e parallelamente al punto 8, chiediamo che l’Osservatorio si attivi al fine di elaborare e definire programmi e soluzioni alternative all’incenerimento di oli esausti ed emulsioni oleose. Come negli altri settori produttivi, anche in questo campo durante gli ultimi anni sono stati compiuti importanti passi in avanti nell’ambito della definizione di tecniche volte alla rettifica, rigenerazione, recupero di questi prodotti. Si rende necessaria una attenta verifica delle tecnologie disponibili, ad oggi, delle aziende specializzate e delle esperienze più avanzate in questo settore.

10. VALUTAZIONE DI IMPATTO AMBIENTALE: l’attività di co-incenerimento di Laterlite non è mai stata sottoposta a procedura di VIA. Riteniamo questa una lacuna grave considerata la localizzazione dell’azienda che si trova in un territorio già gravato da altre fonti di inquinamento e da una elevata pressione antropica. Inoltre l’area di insediamento del sito produttivo è all’interno di una zona SIC-ZPS, ai confini di due parchi regionali ed all’interno delle zone di produzione di prodotti tipici DOP (Prosciutto Crudo, Parmigiano-Reggiano). Riteniamo importante un’indagine, come la VIA, che vada al di là dei requisiti impiantistici della ditta e dei parametri di funzionamento e controllo (AIA), ma che piuttosto consideri dal punto di vista dell’impatto ambientale le ricadute sul territorio, le relazioni e le conseguenze della somma delle sorgenti di inquinamento. Peraltro il decreto 133/2005, a cui Laterlite è sottoposta nel quadro normativo di riferimento, impone l’esecuzione della VIA anche nelle procedure di rinnovo.

11. ASPETTI ECONOMICI E BILANCIO ENERGETICO: l’azienda Laterlite ha sempre sostenuto che l’incenerimento dei rifiuti pericoli costituisce una voce di bilancio secondaria rispetto alla produzione e vendita degli isolanti per edilizia. Ad oggi non abbiamo strumenti né dati per verificare questa tesi, per questo chiediamo che l’Osservatorio, attraverso i suoi tecnici e di concerto con l’azienda, chiarisca in modo approfondito l’incidenza economica delle attività di co-incenerimento rispetto al fatturato globale. L’aspetto risulta di primaria importanza, in quanto Laterlite, ad oggi, usufruisce di un’autorizzazione al co-incenerimento, ovvero l’attività di incenerimento risulta essere marginale. Rispetto a questo stato di fatto riteniamo sia doveroso chiarire effettivamente quale sia l’attività prevalente svolta presso il sito di Rubbiano. Nello stesso senso si configura la richiesta di messa a punto di un bilancio energetico aziendale: questo studio permetterebbe di capire l’incidenza dell’incenerimento dei rifiuti rispetto alle attività complessive, mentre, per quel che riguarda le tipologie di rifiuti inceneriti, permetterebbe di individuare l’eventuale utilizzo di materiali con caratteristiche e potere calorifico inadeguati.

12. SITUAZIONE OCCUPAZIONALE E PROSPETTIVE DELL’AZIENDA: il Comitato non ha mai avuto quale scopo, e mai lo avrà, quello di ostacolare l’operato dell’azienda in quanto tale o di metterne a repentaglio la capacità occupazionale, importante per l’intero territorio. D’altra parte riteniamo che il business ed i profitti di un’attività privata vengano, in una scala di priorità, ben dopo la tutela della salute umana e dell’ambiente. Per questo riteniamo che sia necessario avviare una profonda riflessione sulle future strategie gestionali e produttive che l’azienda intenderà adottare. Non vogliamo certamente sostituirci alla governance aziendale , ma ci permettiamo di proporre una nuova stagione produttiva ed industriale in cui le attività non si pongano in evidente conflitto con il territorio e l’ambiente ma agiscano in sintonia con esso o, perlomeno, ricercando il minore impatto possibile. In questa ottica Laterlite, la cui produzione di materiali isolanti si colloca nell’ambito del comparto edilizio, potrebbe di certo guardare con interesse al comparto della riqualificazione ed efficientamento energetico degli edifici, che risulta essere, a livello europeo, uno dei pochi in continua crescita. In effetti i prossimi anni, forse decenni, vedranno la necessaria svolta verso il recupero del patrimonio abitativo e dei fabbricati esistenti con la ricerca di maggior efficienza energetica. Puntare strategicamente in questa direzione, con innovazioni di processo e di prodotto, potrebbe rendere il coincenerimento di oli esausti non più necessario a livello di fatturato globale, aprendo la strada, in una prima fase, al ritorno al gas metano quale combustibile a minore impatto ambientale e, in una seconda fase, allo sviluppo delle fonti rinnovabili (solare, termico, cogenerazione, ecc.) per alimentare i processi aziendali.

Comitato Rubbiano per la Vita

SCARICA IL PDF DELL’ARTICOLO

Scritto da