Gli altri stabilimenti di laterlite

LENTELLA (CHIETI)

  • Il 4 novembre 2010 diversi organi di stampa locale hanno riportano la seguente notizia.
    “L’impianto Laterlite di Lentella brucia rifiuti pericolosi utilizzandoli come combustibile.E’ quanto certifica il direttore del dipartimento sub provinciale di San Salvo dell’Arta, Vincenzo Ronzitti. Il dirigente dell’Agenzia regionale per la tutela dell’ambiente, in una nota di risposta all’interrogazione di Antonio Ottaviano, ex consigliere comunale di Fresagrandinaria, scrive: Riguardo le informazioni circa l’attività prevalente dell’impianto Laterlite di Lentella, si conferma: impianto di produzione di argilla espansa; impianto di deposito preliminare e smaltimento di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi e produzione di premiscelati.
    Pertanto, – certifica ancora Ronzitti – a livello tecnico-normativo l’opificio è inquadrabile come un impianto di produzione di argilla espansa in cui sono smaltiti rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi utilizzati come combustibile”. Un vero e proprio inceneritore di rifiuti, dunque, è attivo e operante da tempo lungo la vallata del Trigno.”
  • Nel marzo 2006 la Laterlite di Lentella è risultata coinvolta nell’inchiesta (per associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti, disastro ambientale, falso) condotta dalla Procura della Repubblica di Lanciano (operazione “Mare chiaro”), che portò all’arresto di 16 persone, tra cui un suo dipendente.
  • Nel maggio 2005, Con riferimento allo stabilimento della Laterlite S.p.a. di Lentella (CH), a seguito della richiesta della ditta di aumentare l’utilizzo come combustibile di rifiuti speciali, da 24.000 a 60.000 ton; l’Amministrazione Provinciale di Chieti si esprimeva nei seguenti termini:
    “Qualora la Laterlite voglia mantenere la natura di insediamento industriale finalizzato alla produzione di argilla espansa, deve utilizzare nel processo produttivo combustibili eco-compatibili, con l’esclusione dell’impiego di rifiuti speciali pericolosi altamente tossici e nocivi alla salute ed all’ambiente.”
    “L’impianto attualmente in funzione è da qualificarsi di termocombustione di rifiuti e, pertanto (qualora tale attività sia o diventi prevalente o predominante rispetto alla produzione di argilla…) sarebbe assoggettabile “ab origine” a tale ultima normativa.”
    La proposta di cui trattasi implica, in sostanza, la localizzazione di un impianto di recupero di rifiuti in palese violazione degli artt. 22 e 22 del D.lgs n. 22/97 .
  • Nell’aprile 2006 l’Istituto Mario Negri Sud ha proceduto per conto della Provincia di Chiesti alla raccolta, nei pressi della Laterlite di Lentella, di un singolo campione di terreno, a scopo di analisi. S’è trattato di una rilevazione poco più che simbolica, per l’esiguità del campione e la sua sporadicità. Ma anche in questo caso è stata rilevata la presenza di diossine e di furani (potenti cancerogeni e mutageni), sia pure in qualità ampiamente al di sotto del limite massimo accettabile.
    Il Mario Negri Sud, nella sua relazione alla Provincia, così conclude: “Tuttavia, l’aver accertato la presenza di diossine e furani lascia ipotizzare che, vista l’assenza nelle vicinanze di altre possibili fonti di emissione, tali classi di sostanze possano provenire dai fumi di scarico dell’impianto Laterlite. Pertanto, si ritiene utile proseguire nella caratterizzazione ambientale, focalizzando l’attenzione sulla qualità delle emissioni in atmosfera. A tal fine, risulta fondamentale l’interessamento dell’ARTA (Agenzia Regionale per la Tutela dell’Ambiente – Abruzzo), l’ente ufficialmente preposto ai controlli, che dovrà effettuare prelievi direttamente sul punto di uscita dei fumi di scarico e, successivamente, analizzare i campioni raccolti, allo scopo di rilevare eventuali superamenti dei limiti di legge.” Non risulta che la Provincia e l’ARTA abbiano mai disposto questi controlli.

BOJANO (CAMPOBASSO)

Il 4 maggio 2007 il Tribunale di Campobasso, presieduto dal giudice Giovanni Falcione, ha emesso sentenza di condanna piena nei confronti dello stabilimento Laterlite di Bojano per tutti e tre i capi di imputazione: lesioni volontarie, danno ambientale, attività non autorizzate.
I responsabili della predetta Ditta sono stati condannati penalmente perché: “un’industria deputata alla produzione di argilla espansa in realtà era diventata un termocombustore di rifiuti pericolosi, tossici, ecotossici, teratogeni e cancerogeni, con l’avvallo della Regione Molise e dell’ARPA che avrebbero dovuto operare i controlli imposti dalla Legge.”
I danni ambientali arrecati saranno liquidati in sede civile, tuttavia, il Tribunale Penale ha condannato altresì la Laterlite a versare alla Provincia di Campobasso, una provvisionale di € 100.000.
La stampa ha riportato le seguenti dichiarazioni, rilasciate dal Pubblico Ministero dopo la lettura della sentenza penale di condanna della Laterlite: “I dati di partenza non erano veritieri, secondo le dichiarazioni dei periti (del Tribunale) gli atti sarebbero falsi ed illegittimi. Se solo l’Ente di controllo avesse adoperato la logica del buon padre di famiglia per tutelare la salute dei cittadini, forse i dati sarebbero diversi. La possibilità di incenerimento potrebbe essere stata usata, ed è stata usata, come Cavallo di Troia. Faccio credere che alcune sostanze (i rifiuti) mi servono per esigenze produttive e per poter ridurre le spese dei carburanti, poi invece mi metto a smaltire rifiuti e guadagno sullo smaltimento.”
Il Pubblico Ministero ha rilasciato alcune dichiarazioni aggiuntive con cui ha commentato la sentenza:

  • I Periti (del Tribunale) si sono mostrati critici nei confronti dell’operato della Regione e dell’ARPA, in realtà, come ente pubblico ci saremmo aspettati qualche cosa di più rispetto alla logica del buon padre di famiglia, ma comunque mi sarei sentito tutelato se almeno si fosse rispettata tale logica. E d’altronde, il processo non è a carico dei funzionari della Regione Molise che, o sono sciatti o ignoranti, o qualche cosa di peggio, né a carico dei funzionari dell’ente di controllo (ARPA Molise), che o sono sciatti, o ignoranti o qualcosa di peggio.
  • “Parliamo di lezioni volontarie.. perché l’Azienda era consapevole dell’accettazione del rischio legato alle scelte produttive. So i rischi che corre la popolazione e faccio questa scelta perché il mio obiettivo è quello di massimizzare il profitto. Alla fine il trattamento dell’argilla è diventato residuale, assorbente è divenuta la termocombustione dei rifiuti che, come tale, deve essere assoggettata a norme più severe, specifiche, diverse da quelle legate alle attività produttive, che richiedono controlli più rigorosi perché giuridicamente sono diventato un impianto di termocombustione non autorizzato.”

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